Le statuette tradiscono l'audacia

Quando i premi premiano il consenso: Game Awards 2025

Gli Oscar dei videogiochi hanno incoronato un titolo eccellente ma prevedibile, ignorando completamente l'opera più audace dell'anno: un fenomeno da milioni di copie vendute e critica entusiasta che ha osato sfidare ogni convenzione. La giuria ha scelto la sicurezza. Il pubblico ha scelto la rivoluzione.
Hideo Kojima ai Game Awards 2025 durante la cerimonia al Peacock Theater di Los Angeles

L’undici dicembre 2025, al Peacock Theater di Los Angeles, i Game Awards hanno incoronato Clair Obscur: Expedition 33 come gioco dell’anno. Il JRPG indie di Sandfall Interactive ha dominato la serata con nove premi su tredici nomination, stabilendo il record storico della manifestazione e superando il precedente primato detenuto da The Last of Us Part II. Un trionfo meritato. Expedition 33 è un gioco eccellente che modernizza le convenzioni del genere con meccaniche innovative, una direzione artistica ispirata, una narrativa cinematografica che onora le radici francesi del team. Ma dall’altra parte del palco, a guardare statuetta dopo statuetta finire altrove, c’era Death Stranding 2: On the Beach con le sue sette nomination e zero vittorie.

Hideo Kojima ha promosso Death Stranding 2 attraverso un tour mondiale che lo ha portato da Tokyo a Londra a Sydney, parlando con i fan a ogni tappa, spiegando ogni scelta autoriale, difendendo meccaniche che altri definirebbero suicide. Un gioco che ha ottenuto novanta su Metacritic e novantadue su OpenCritic con un tasso di raccomandazione del novantasette percento. Che ha venduto 1,4 milioni di copie solo nel mese di giugno, debuttando al primo posto delle classifiche britanniche. Che ha convinto il settantanove percento dei giocatori a completarlo nel primo mese, un dato straordinario in un’epoca dove i tassi di completamento degli open world si aggirano intorno al quaranta percento. La critica ha capito. Gene Park del Washington Post ha scritto che assistiamo a Kojima e il suo studio al picco dei loro poteri. Jordan Middler di VGC gli ha dato cinque su cinque. Le recensioni parlano di capolavoro, di epica emotivamente carica che altri imiteranno negli anni a venire. Ma quando è arrivato il momento di trasformare quella critica entusiasta in statuette dorate, i Game Awards hanno scelto il gioco che tutti potevano amare senza fatica.

Kojima ha passato mesi a spiegare che voleva fare un gioco più controverso del primo Death Stranding, non più accessibile. Durante i playtest interni Sony era soddisfatta perché tutti reagivano positivamente, ma lui voleva dividere, voleva polarizzare. Ha detto esplicitamente che non gli interessa fare qualcosa che piaccia a tutti, che i giochi davvero grandi sono quelli che all’inizio non vengono recepiti bene ma che anni dopo le persone guardano indietro dicendo “questo era grande”. Death Stranding 2 è un gioco dove il quindici percento del tempo lo passi a guardare cutscene, dove camminare è il sessanta percento del gameplay, dove il combattimento è opzionale e la riflessione è obbligatoria. Kojima ha ammesso che per lui il divertimento del giocatore è “cronologicamente un ripensamento”. Prima viene la visione, poi l’esperienza, e solo alla fine il piacere. Questo è esattamente il tipo di coraggio che l’industria dice di voler celebrare. Ma i Game Awards non premiano il coraggio. Premiano il consenso.

Expedition 33 è innovativo dentro i confini del genere JRPG. Death Stranding 2 è un linguaggio nuovo che Kojima ha inventato nel 2019 e che ora ha portato a un livello successivo, più radicale, più estremo. È un gioco che quando provi a spiegarlo suona come un delirio: consegni pacchi attraverso un deserto post-apocalittico dove la pioggia invecchia tutto ciò che tocca, costruisci strade per aiutare altri giocatori che non vedrai mai, combatti fantasmi di morti intrappolati tra dimensioni, e tutto questo è una metafora per la solitudine, la connessione, la frattura sociale dell’America contemporanea. E i premi hanno guardato altrove. Non è un problema di Expedition 33, che merita ogni riconoscimento. È un problema dei premi che continuano a fingere di celebrare l’audacia mentre premiano la sicurezza mascherata da innovazione.

Death Stranding 2 non è stato l’unico escluso eccellente della serata. Silent Hill 2 Remake, nonostante l’acclamazione critica e il successo commerciale, non è stato nemmeno nominato per il Game of the Year. Blue Prince, puzzle game acclamato e secondo per punteggio critico solo dietro a Expedition 33, ha ricevuto una sola nomination. Il pattern è chiaro: i Game Awards premiano l’innovazione quando è confezionata in forme riconoscibili. Quando l’innovazione diventa sperimentazione, quando il rischio diventa linguaggio, l’industria guarda altrove. È la natura dei premi votati da una giuria di centinaia di persone: vincono le opere che trovano il denominatore comune più ampio, non quelle che dividono anche se dividere è precisamente ciò che l’arte dovrebbe fare.

Kojima non ha bisogno di premi per validare il suo lavoro. Metal Gear Solid era troppo cinematico per essere un videogioco e troppo interattivo per essere un film. Metal Gear Solid 2 ha tradito le aspettative facendoti giocare come un personaggio che odiavi. Ogni volta l’industria ha dubitato, ogni volta il pubblico si è diviso, ogni volta anni dopo tutti hanno riconosciuto che aveva ragione. Death Stranding nel 2019 fu deriso come “simulatore di consegne Amazon”. Oggi ha un culto di fan che lo difendono come uno dei giochi più importanti della generazione, discusso nelle università come caso di studio. Death Stranding 2 sta seguendo la stessa traiettoria. Ha venduto 1,4 milioni di copie in un mese, ha convinto quasi l’ottanta percento dei giocatori a finirlo, ha ottenuto novanta su Metacritic. Ma i Game Awards hanno scelto il consenso.

Forse i premi servono esattamente a questo: non a celebrare chi cambia il linguaggio ma chi lo rende più bello da guardare. Non l’autore che divide ma il gioco che unisce. Expedition 33 ha vinto perché è un gioco eccellente che evolve il genere senza tradirlo. Una vittoria sacrosanta per un team che ha lavorato sei anni. Ma allora smettiamola di fingere che i Game Awards celebrino l’audacia. Celebrano il talento, l’eccellenza tecnica, la capacità di iterare su formule consolidate. Ma il coraggio? Quello che ti fa fare un gioco dove la maggioranza del tempo lo passi a camminare e pensare? Quel coraggio non vince statuette. Vince i giocatori che completano il gioco all’ottanta percento, le vendite da 1,4 milioni, il Washington Post che scrive che stai assistendo a uno studio al picco dei suoi poteri. Vince il futuro del medium. I premi vanno a chi piace alla giuria. La storia la scrivono gli autori che hanno osato disturbare. Kojima ha fatto un tour mondiale per Death Stranding 2, apparendo davanti a migliaia di fan che urlavano il suo nome, spiegando ogni scelta, costruendo un rapporto diretto con il pubblico che i grandi studi non possono permettersi. Ha dimostrato che l’autorialità radicale può essere anche successo commerciale. I Game Awards gli hanno risposto con zero statuette. Ma Kojima sa cosa significa costruire un’eredità. Sa che Metal Gear Solid 2 fu deriso al lancio e oggi è considerato profetico. Sa che Death Stranding fu deriso nel 2019 e oggi ha un culto. Expedition 33 ha vinto il Game of the Year. Death Stranding 2 sta costruendo il futuro. Quelli non hanno bisogno di statuette. Hanno già vinto.

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