Quando morire significa scegliere

Ranni: L’apostasia come atto d’amore

In Elden Ring, Ranni compie l'atto più radicale possibile: uccide il proprio corpo divino per sfuggire al destino imposto dagli dèi. Tradisce madre, fratello e ordine cosmico non per conquistare il potere, ma per annientarlo. La sua rivoluzione promette qualcosa di terrificante: un'umanità finalmente libera, abbandonata dalle divinità a scegliere da sola.
Ranni la Strega di Elden Ring, personaggio dalla forma di bambola con quattro braccia e cappello da strega

Nel febbraio 2022, Hidetaka Miyazaki e FromSoftware aprono le porte dell’Interregno, un continente spezzato dove semidei corrotti governano su regni in putrefazione e l’Anello Ancestrale giace infranto da secoli. Elden Ring è la summa del linguaggio Souls portato in un open world: mitologie frammentate, genealogie divine che nascondono orrori, NPC che parlano per enigmi. E tra le dozzine di personaggi memorabili che popolano questo mondo morente, Ranni la Strega emerge come il cuore pulsante di una verità rivoluzionaria: che la salvezza potrebbe richiedere non di riparare l’ordine divino, ma di distruggerlo per sempre. È una delle poche quest complete del gioco, un arco narrativo che attraversa l’intero Interregno e conduce a uno dei finali più inquietanti e liberatori mai concepiti da Miyazaki.

Nella Notte dei Coltelli Neri, quando l’Anello Ancestrale si frantuma e l’Interregno precipita nel caos, Ranni ruba un frammento della Runa della Morte — sigillata da sua madre Marika per rendere immortali i semidei — e lo usa per uccidere se stessa. Non diserta, non fugge, non abdica: si suicida. Distrugge il proprio corpo divino per sottrarsi al destino che le Due Dita, emissarie del Grande Volere, hanno tessuto per lei sin dalla nascita. Doveva diventare dea, erede dell’ordine cosmico, vestale di un sistema di controllo mascherato da benedizione celeste. Ha preferito morire. Il suo cadavere giace carbonizzato in cima alla Torre Divina di Liurnia, mentre la sua anima abita una bambola di porcellana dalle quattro braccia e dall’occhio chiuso.

Il genio di Miyazaki sta nel costruire Ranni come figura di liberazione attraverso il tradimento. Ha tradito sua madre Marika, Regina dell’Interregno. Ha tradito le Due Dita che la avevano scelta come successore. Ha tradito l’Ordine Aureo che avrebbe dovuto perpetuare. E nel processo ha condannato a morte anche Godwyn il Dorato, suo fratellastro, vittima collaterale del suo colpo di stato cosmico. Ranni non chiede perdono per questo. Sa che nessuna rivoluzione è pura, che spezzare le catene divine richiede sacrifici che nessun dio avrebbe mai il coraggio di compiere.

Ogni suo alleato è condannato. Blaidd, il lupo ombra che Ranni ama come fratello, è programmato dalle Due Dita per impazzire e ucciderla quando lei tradisce l’Ordine. Iji, il gigante ferroso che costruisce armature per la sua causa, finirà bruciato vivo dai sicari. Ranni conosce questi destini. Li ha calcolati, accettati, integrati nel suo piano. Guida chi ama verso la propria rovina con lucidità che rasenta la crudeltà, perché sa che il suo cammino non tollera compagni intatti. L’amore nell’Interregno non salva: consuma.

La sua torre è cattedrale rovesciata, santuario che sprofonda invece di ascendere. Chi la cerca deve scendere gradini sconnessi, attraversare stanze polverose dove giacciono libri di magia lunare e strumenti astronomici abbandonati. Qui Ranni ha costruito il suo esilio volontario, trasformando la prigionia in sovranità. Le sue stanze respirano assenza e determinazione: nessun lusso, solo gli strumenti necessari per sovvertire il cosmo.

Il piano di Ranni attraversa l’intero Interregno. Conduce il Tarnished nelle profondità di Nokron, Città Eterna sepolta, poi nelle viscere cristalline di Nokstella, e infine al Lago di Rot dove un dio cosmico dorme in forma di scorpione. Ogni passo è discesa: nel sottosuolo, nella follia, nella verità che l’Interregno ha sempre nascosto. Perché la rivelazione di Ranni non è metafisica ma politica: gli dèi non sono salvatori ma parassiti, l’Ordine Aureo non è benedizione ma gabbia, e la fede è il meccanismo attraverso cui il potere si perpetua mascherandosi da amore.

Quando finalmente il Tarnished recupera la Lama del Crepuscolo e gliela consegna, lei la usa per uccidere le Due Dita che dimorano sotto la sua torre. È matricidio cosmico: distruggere le madri divine che pretendevano di guidarla, recidere il cordone ombelicale che la legava al Grande Volere. E nel momento in cui le Due Dita muoiono, Ranni pronuncia la frase che definisce tutta la sua filosofia: “Ora sono finalmente libera”. Non redenta. Non salvata. Libera.

Il suo finale è il più ambiguo di Elden Ring. Se il Tarnished sceglie di servire la sua causa, Ranni diventa Regina dell’Età della Luna. Ma il suo regno non è regno: è abbandono. Lei e il suo consorte scompaiono tra le stelle, lasciando l’Interregno solo, senza dèi né ordine imposto. La sua promessa è terribile nella sua onestà: un viaggio di mille anni guidato dalle stelle e dalla luna fredda. Nessun paradiso restaurato, nessuna età dell’oro rinnovata. Solo notte cosmica, incertezza perpetua, e la libertà devastante di un’umanità che deve scegliere il proprio destino senza testimoni celesti.

Il gioco pone la domanda più dolorosa: cosa costa veramente la libertà? Ranni ha sacrificato il proprio corpo, condannato chi amava, ucciso suo fratello, tradito sua madre, distrutto l’ordine cosmico. E alla fine offre solo la possibilità del dubbio, lo spazio vuoto in cui l’umanità può finalmente scegliere senza che nessun dio le sussurri cosa è giusto. È un dono terrificante, perché presuppone che gli esseri umani siano abbastanza forti da sopportare un universo senza senso predefinito.

Miyazaki costruisce in Ranni un personaggio che incarna il paradosso della liberazione attraverso la violenza. Lei è l’unica vera rivoluzionaria dell’Interregno, eppure la sua rivoluzione richiede omicidi, tradimenti, la morte di innocenti. È l’unica che offre vera libertà, eppure quella libertà assume la forma del freddo cosmico, dell’abbandono divino, del silenzio delle stelle. Non c’è sintesi possibile tra questi opposti. Ogni sua scelta è contemporaneamente atto d’amore e condanna.

Nel palazzo sotterraneo di Nokstella, tra rovine di civiltà che hanno osato guardare le stelle, Ranni offre l’anello al Tarnished. Non è proposta di matrimonio ma patto di complicità: lasciare insieme questo mondo perché possa esistere senza di loro, senza dèi, senza ordine, senza risposte scritte nelle costellazioni. È il gesto più radicalmente generoso del gioco. Rinunciare non solo al potere ma alla presenza stessa, scomparire affinché altri possano riempire lo spazio lasciato vuoto.

L’Interregno non dimenticherà mai la strega dalle quattro braccia che ha scelto di morire per uccidere dio. Che ha tradito tutto ciò che era sacro per rendere possibile il sacrilegio. Che ha offerto all’umanità non la salvezza ma qualcosa di più prezioso e terrificante: il diritto di salvare se stessa, o di fallire, senza che nessuna divinità intervenga a correggere i suoi errori. Ranni è la dea che rinuncia alla divinità perché l’umanità possa smettere di inginocchiarsi. E quando tutto finisce, quando lei e il suo consorte scompaiono tra le stelle lasciando l’Interregno solo sotto la luna fredda, rimane solo una domanda senza risposta: siamo davvero pronti per un mondo senza dèi?

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