Toren è un’avventura sviluppata dallo studio brasiliano Swordtales e pubblicata nel 2015. La protagonista è Moonchild, una bambina destinata a scalare una torre misteriosa per compiere il proprio destino. Il drago nero che abita la struttura rappresenta l’ostacolo ultimo da superare per ripristinare l’ordine delle cose. Il nucleo del gioco risiede nell’ascesa verticale attraverso i piani della torre, accompagnata dalla crescita dell’Albero della Vita che si sviluppa insieme alla protagonista. Swordtales costruisce un’esperienza breve ma densa di simbolismo, dove la narrazione procede per sottrazione e le meccaniche di gioco diventano veicolo per esplorare temi filosofici profondi.
Il cerchio della vita è il concetto semiotico fondamentale attorno al quale ruota l’intera architettura narrativa di Toren. La torre non è semplicemente uno spazio da attraversare verticalmente ma un contenitore ciclico dove nascita, crescita, morte e rinascita si intrecciano senza soluzione di continuità. Moonchild inizia il suo viaggio come neonata e, piano dopo piano, attraversa tutte le fasi dell’esistenza umana fino a diventare donna adulta. Questa progressione non segue la linearità temporale convenzionale ma una logica circolare dove ogni fine coincide con un nuovo inizio.
Il gioco stabilisce fin dalle prime sequenze che la protagonista che vediamo morire all’inizio non è l’unica Moonchild. La torre ha già ospitato altre iterazioni dello stesso personaggio, altre bambine destinate allo stesso viaggio. Questo sistema di segni ci dice che non stiamo assistendo a un evento unico ma a una ripetizione rituale, a un ciclo che si perpetua attraverso le generazioni. La morte della prima Moonchild non rappresenta una fine ma il momento necessario perché una nuova versione possa iniziare la scalata. Il cerchio si chiude per riaprirsi immediatamente.
L’Albero della Vita funziona come doppio semiotico della protagonista. Cresce esattamente al suo stesso ritmo, sviluppandosi quando lei matura, aprendo nuovi rami quando lei acquisisce nuove consapevolezze. Questa simbiosi tra essere umano e natura rivela la dimensione cosmologica del cerchio della vita: Moonchild non è separata dall’ambiente che la circonda ma ne rappresenta l’espressione cosciente. L’albero è lei, lei è l’albero. La loro crescita parallela costruisce un discorso sulla complementarità tra individuo e universo che rimanda alle tradizioni filosofiche orientali dove il confine tra soggetto e mondo fenomenico si dissolve.
Le stagioni che si alternano durante la scalata non seguono una sequenza meteorologica realistica ma una logica simbolica che riflette gli stati emotivi e le fasi di maturazione della protagonista. Il tempo ciclico della natura si sovrappone al tempo esistenziale dell’individuo creando un sistema dove il cerchio dell’anno solare e il cerchio della vita umana diventano la stessa cosa. Non esistono divisioni tra microcosmo e macrocosmo: ogni stagione è una fase dell’esistenza, ogni fase dell’esistenza è una stagione.
Il drago nero rappresenta l’antagonista necessario alla struttura circolare. Non è semplicemente un nemico da sconfiggere ma l’incarnazione dell’ostacolo che permette alla vita di rigenerarsi. Nelle tradizioni mitologiche e nelle cosmologie gnostiche il serpente o il drago custodisce la conoscenza e impedisce l’accesso al piano superiore dell’esistenza. Moonchild deve confrontarsi con questa forza primordiale per completare il ciclo, ma il confronto non porta a una vittoria definitiva in senso convenzionale. Il drago tornerà, come tornerà la necessità di una nuova Moonchild, come tornerà il ciclo stesso.
I sogni che la protagonista attraversa durante il viaggio sono viaggi nell’inconscio dove affronta concetti astratti: il Desiderio, la Bellezza, la Giustizia, la Misericordia, l’Abisso. Queste sequenze oniriche spezzano la linearità dell’ascesa verticale e introducono una dimensione orizzontale, introspettiva, dove il cerchio della vita si manifesta come cerchio interiore. Moonchild non sta solo crescendo fisicamente ma sta attraversando le prove psicologiche e spirituali necessarie alla maturazione. Ogni sogno è una piccola morte simbolica seguita da una rinascita più consapevole.
La torre stessa assume la forma del cerchio metaforico. Anche se strutturalmente verticale, concettualmente è circolare: salire significa tornare al punto di partenza con una consapevolezza diversa. Ogni piano ripete motivi architettonici e visivi simili ma leggermente modificati, come variazioni sullo stesso tema musicale. La ripetizione non genera noia ma riconoscimento: il giocatore comprende di non stare avanzando verso una destinazione ignota ma di stare completando un percorso già scritto, già vissuto da altre prima di noi.
La morte in Toren non ha la funzione punitiva tipica dei videogiochi tradizionali. Quando Moonchild cade o viene uccisa dal drago, il gioco non presenta una schermata di sconfitta ma un momento di transizione. La morte è parte organica del cerchio, non un’interruzione del flusso ma uno dei suoi segmenti costitutivi. Questa scelta di linguaggio videoludico comunica che l’esperienza che stiamo vivendo non misura la nostra abilità nel superare ostacoli ma ci invita a contemplare il ciclo stesso. Morire significa semplicemente ricominciare, e ricominciare fa parte della struttura dell’esistenza.
Il cerchio trova la sua espressione più potente nel finale, quando Moonchild raggiunge la cima della torre. Senza svelare i dettagli narrativi, il gioco chiude il cerchio in modo che diventi immediatamente evidente la natura ciclica dell’intera esperienza. Non c’è vera conclusione perché non c’è vero inizio: c’è solo il perpetuo ritorno, l’eterno ripetersi dello stesso viaggio attraverso forme diverse. Questa struttura narrativa circolare rispecchia le concezioni di reincarnazione presenti nel pensiero buddista e induista, dove il ciclo delle rinascite continua finché non si raggiunge una forma di illuminazione che permette di trascenderlo.
Toren costruisce un discorso semiotico sulla vita come cerchio attraverso ogni elemento della sua struttura. La crescita della protagonista, lo sviluppo dell’albero, l’alternanza delle stagioni, il ripetersi delle architetture, la presenza del drago, i viaggi onirici: ogni sistema di segni punta verso la stessa verità. L’esistenza non procede in linea retta verso una meta finale ma si avvolge su se stessa in un movimento perpetuo dove ogni fine è un nuovo inizio. Moonchild sale la torre non per raggiungere la vetta ma per completare il cerchio che permetterà alla prossima Moonchild di iniziare la stessa ascesa. Il videogioco brasiliano dimostra come il medium interattivo possa veicolare filosofie complesse attraverso la grammatica del gioco stesso, trasformando il semplice atto di salire gradini in una meditazione sulla natura ciclica della vita e della morte.