Ci piaceva, non bastava

Xbox cambia tutto: fine di un’era, inizio di un’incognita

Phil Spencer lascia dopo 38 anni, Sarah Bond sparisce e Xbox passa a un’executive IA senza esperienza, lasciando più domande che risposte.
Phil Spencer — 38 anni in Microsoft, 12 alla guida di Xbox (2014–2026)

Il 20 febbraio 2026 Phil Spencer annuncia il proprio pensionamento dopo 38 anni in Microsoft, dodici dei quali alla guida di Xbox. Contestualmente Sarah Bond, presidente Xbox, si dimette. Asha Sharma, fino a quel momento a capo della divisione CoreAI di Microsoft, viene nominata nuova CEO di Microsoft Gaming. In un solo giorno, il volto che l’industria associava a Xbox da un decennio sparisce, e al suo posto arriva qualcuno che di videogiochi, professionalmente parlando, non si è mai occupata.

Phil Spencer è una persona che ho sempre trovato simpatica. Comunicatore empatico, genuinamente appassionato, capace di presentarsi alla community come uno di loro invece che come un dirigente corporate. Quando nel 2014 raccoglie l’eredità disastrosa dell’Xbox One — lanciata male, comunicata peggio, irrisa da mezzo mondo — riesce in qualcosa di non banale: convince Microsoft a credere ancora in Xbox quando nessuno ci credeva. Sotto di lui arriva la retrocompatibilità, una delle iniziative più rispettose della storia del medium. Arriva il Game Pass, che cambia il modo in cui le persone si avvicinano ai giochi. Arriva l’acquisizione di Bethesda, poi quella colossale di Activision Blizzard per 68,7 miliardi di dollari, che trasforma Xbox nel più grande publisher della storia. Spencer costruisce un ecosistema. Il problema è che quell’ecosistema, nel tempo, non riesce a trovare una direzione chiara.

Perché Spencer mi è sempre sembrato confuso. Non nel senso di incompetente — è evidente che non lo fosse — ma nel senso di qualcuno che non riesce a scegliere cosa vuole essere Xbox. Console? Servizio? Piattaforma PC? Tutto insieme? La strategia “Xbox è ovunque” suona bene finché non ti chiedi perché allora dovresti comprare una console Xbox. I giochi esclusivi spariscono sulle altre piattaforme. Halo arriva su PlayStation. Il vantaggio competitivo della console si dissolve mentre le vendite calano del 32% solo nell’ultimo trimestre disponibile. Spencer spende anni a costruire e anni a demolire quello che aveva costruito, e non è mai del tutto chiaro se fosse Satya Nadella a dargli ordini contraddittori — come in molti sostengono — o se la confusione fosse intrinseca alla sua visione. Forse entrambe le cose. La sua eredità è quella di qualcuno che ha salvato Xbox da una crisi per poi guidarla verso un’altra.

Su Sarah Bond ho sempre avuto un’opinione piuttosto netta, e i report interni usciti nelle ore successive alle dimissioni non hanno fatto altro che confermarla. Secondo fonti de The Verge, Bond era la principale sostenitrice della campagna “This is an Xbox” — quella strategia che proclamava che tutto, dal cloud al mobile al PC, fosse Xbox, diluendo il brand fino a renderlo quasi irriconoscibile per chi possedeva fisicamente una console. Ma il problema non era solo strategico. I colleghi la descrivono come una figura autoritaria che non tollerava il dissenso: chi non seguiva la visione o la metteva in discussione, veniva messo da parte. Ha avuto un ruolo cruciale nel portare a termine l’acquisizione di Activision Blizzard, questo le viene riconosciuto. Tutto il resto, molto meno. La sua uscita non viene elaborata come una perdita nei corridoi di Microsoft.

Al posto loro arriva Asha Sharma. Entrata in Microsoft nel 2024 dopo esperienze in Meta e come COO di Instacart, era presidente del prodotto CoreAI — l’intelligenza artificiale, non i videogiochi. Il suo profilo pubblicato sui social ha generato scetticismo immediato nella community: nessuna esperienza nel settore. Per rispondere, Sharma ha già iniziato a fare la simpatica online, raccogliendo suggerimenti dalla community, citando Firewatch come gioco che l’ha colpita, promettendo “tolleranza zero per l’AI senz’anima”. Che Firewatch sia un gioco del 2016 apprezzato da chi ama le esperienze narrative è un buon segno di gusto. Che sia anche l’unico titolo che viene in mente quando vuoi dimostrare di conoscere i videogiochi, un po’ meno. Le parole sono giuste. I fatti, per ora, non ci sono.

E qui arriva la nota più pesante di tutte. Seamus Blackley, uno dei co-creatori della prima Xbox, quello che 25 anni fa convinse Microsoft a lanciarsi nel mercato delle console, ha rilasciato un’intervista a GamesBeat in cui non lascia spazio a interpretazioni: Asha Sharma non è stata scelta per rilanciare Xbox. È stata scelta per accompagnarla verso il crepuscolo. Secondo Blackley, Microsoft ha deciso di fare dell’intelligenza artificiale il proprio unico business strategico, e tutto ciò che non rientra nel perimetro di CoreAI — compresi i videogiochi — è destinato a essere gradualmente dismesso. La nomina di un’executive proveniente dall’AI sarebbe il segnale più chiaro possibile: Xbox non verrà rilanciata, verrà gestita fino alla fine. Il suo consiglio alla Sharma è duplice e lapidario: sviluppare una vera passione per i videogiochi, oppure lasciare l’incarico.

Potrebbe andare diversamente. Sharma potrebbe sorprendere. Lo Xbox Games Showcase della primavera 2026, di cui ha già anticipato la presenza di annunci importanti, potrebbe rivelare una direzione credibile. Ma guardando i numeri — calo del 9% nei ricavi gaming, crollo del 32% nell’hardware, vendite in declino da tre anni consecutivi — e guardando chi è stata scelta per guidare la ripresa, è difficile non sentire che quello che stiamo osservando non sia un rilancio. È una dismissione ordinata. Xbox è nata come scommessa coraggiosa di un gruppo di sviluppatori che volevano portare il PC gaming nel salotto. Sta finendo come asset in attesa di essere riassorbito dall’agenda AI di Satya Nadella. Blackley lo sa. Probabilmente anche Spencer lo sapeva, quando ha deciso che era il momento giusto per andarsene.

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